Joint Point Project dell’Università di Verona

Il 7 Marzo 2015 Open Fields ha partecipato all’iniziativa proposta dal Joint Point Project dell’Università di Verona per la presentazione del nuovo Bando 2015. Il Joint Point Project nasce con l’obiettivo principale di unire Università, Impresa e Territorio in progetti di ricerca collaborativa, allo scopo di incentivare, attraverso risorse derivanti dal bilancio universitario, la realizzazione di iniziative di ricerca di base, ricerca industriale e sviluppo precompetitivo di interesse sia per l’Università che per le aziende, gli enti e le altre realtà territoriali.  Open Fields dal 2014 è coinvolta attivamente con la Prof.ssa Antonella Furini (dipartimento di Biotecnologie, Università di Verona) nello studio di differenti varietà di Triticum monococcum per la valutazione della tossicità delle α-gliadine e degli eventuali effetti protettivi delle ω-gliadine in esso contenute;  l’obiettivo finale è la prototipazione di prodotti alimentari innovativi idonei al consumo da parte di soggetti sensibili al glutine.

Presentazione JP2015

La filiera di grano saraceno per l’industria molitoria

  • vegetazione

    vegetazione

  • maturazione

    maturazione

  • pronto per la trebbiatura

    pronto per la trebbiatura

  • trebbiatura

    trebbiatura

  • acheni

    acheni

  • produzione

    produzione

Il grano saraceno (Fagopyrum esculentum) è uno pseudocereale appartenente alla famiglia delle poligonacee. È un’ottima fonte di proteine ad alto valore biologico (buona fonte di lisina, un aminoacido essenziale carente nei cereali più comuni), di fibra e minerali (soprattutto magnesio, fosforo, zinco, manganese , ferro), vitamine del gruppo B e vitamina E. È praticamente privo di grassi saturi. Il grano saraceno è inoltre privo di glutine e pertanto adatto anche a soggetti celiaci o allergici al glutine. Dal punto di vista agronomico il grano saraceno è una specie erbacea poco esigente in elementi nutritivi, migliorativa della fertilità del terreno. È sensibile alle alte temperature in particolare durante la fioritura. In Italia oggi, malgrado una certa domanda che deriva dall’impiego della sua farina per prodotti tipici quali la polenta taragna, i pizzoccheri della Valtellina e per prodotti GLUTEN-FREE, il numero di ettari coltivati a grano saraceno è così basso da non essere registrato dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). L’interesse in Italia verso questa coltura sta tuttavia crescendo ed esistono diversi progetti che mirano al suo recupero; il grano saraceno della Valtellina (SO) è divenuto presidio Slow Food ed un recente progetto dell’INRAN (Isituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, Roma) mira ad ottenerne produzioni di qualità in aree pedemontane della Garfagnana (LU). Nel mondo la farina di grano saraceno è utilizzata in prodotti tipici quali il couscous, le crêpes de blé noir (Bretagna, Francia), i soba (tagliatelle) giapponesi, la grechnevaya kasha (porridge) e zuppe russe. E’ inoltre apprezzato in apicoltura, producendo un miele rosso molto profumato. Cina e Russia sono i maggiori produttori mondiali di grano saraceno (vedi grafico sotto), mentre se ne producono qualche migliaio di ettari in Francia (dati FAOSTAT, 2010).

Open Fields sta sviluppando una filiera italiana e controllata di grano saraceno per l’industria molitoria e promuove il suo utilizzo in Italia.